Mono Carrasco intitola in spagnolo l’opera per rendere omaggio alla propria cultura d’origine e al tempo stesso alla locale “Festa del riso” la cosiddetta “Curmaja”, un tempo una vera e propria festa del raccolto che si faceva al termine della stagione dopo la mietitura.
L’opera si snoda da sinistra a destra come una pellicola fotografica, dove in sequenza si passa dalla piantina di riso ancora da mietere, alla tavola imbandita e successivamente alle musiche e ai balli della festa.
L’opera non rappresenta la fatica bensì la gioia della convivialità che segue al raccolto. Al centro, una tavola imbandita con pane, uva e pietanze tipiche rappresenta l’abbondanza e la condivisione.
Ai lati, chicchi di riso e grande sole, mentre le farfalle e i piccoli uccelli rappresentano un motto cileno che recita “ogni bambino nasce per essere felice”.
Non mancano altri elementi cileni, come i musicanti (la figura femminile rappresenta nell’ideale dell’artista la cantautrice cilena Violeta Parra) e la fisarmonica che creano un ponte tra culture, un gesto affettuoso dell’artista verso l’intera comunità piemontese.
Mono Carrasco è considerato uno dei pionieri in assoluto del muralismo mondiale. Ricercato dal regime di Pinochet, si rifugiò in Europa nel 1974, vivendo per circa trent’anni prima a Milano per poi stabilirsi definitivamente sulle colline del Monferrato, precisamente a Cantavenna.
Artista: Mono CARRASCO – SANTIAGO DEL CILE (CILE)
Anno di realizzazione: 2025